BUONE VACANZE!

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PROGETTARE, INSEGNARE E VALUTARE PER COMPETENZE: COME, QUANDO,E PERCHE’

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INSIEME IN BIBLIOTECA

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IN RICORDO DI DON LORENZO MILANI di Pietro Sacchelli

IN RICORDO DI DON LORENZO MILANI

di Pietro Sacchelli

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n occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Don Lorenzo Milani (26 giugno 1967), onorare la sua figura non solo è giusto ma doveroso per tutti gli insegnanti che si riconoscono nei suoi valori morali e principi educativi.

A metà del secolo scorso il priore di Barbiana denunciava con coraggio evangelico la protervia della gerarchia ecclesiastica e la scuola pubblica incapace di accogliere alunni bisognosi d’aiuto, ma aperta e ospitale per i più abbienti e capaci. La verità gridata gli procurò nel 1954 l’ostracismo nello sperduto villaggio di Barbiana, località montana di 39 anime dimenticata da Dio e dagli uomini. Le sue spoglie riposano oggi nel piccolo cimitero del paese dove la sua figura si elevò a guida spirituale e pedagogica di tutti quei docenti italiani che riconoscono in lui il difensore intransigente dei più deboli ed emarginati.

Nello scritto poco conosciuto “L’obbedienza non è più una virtù”, Don Milani metteva in guardia dal pericolo dell’accondiscendenza incondizionata, nemico della democrazia e ostacolo alla realizzazione della libertà di coscienza schiacciata anni prima dallo slogan fascista: “Credere, obbedire e combattere!”. Purtroppo questo pericolo pervade ancor oggi la nostra società della conoscenza. L’obbedienza acritica imprigiona gli animi e le menti, ne governa i comportamenti e le libere decisioni minando alla base il principio democratico della responsabilità personale, già evidenziato nell’Ottocento dal saggio di Carlo Cattaneo “Psicologia delle menti associate”. La bieca obbedienza obnubila le coscienze, crea servitori schiavi del potere e incatena il progresso democratico e civile della società.

Anche nella scuola si realizza una democrazia più di facciata che di sostanza. Gli insegnanti manifestano spesso una pusillanime riverenza verso le autorità preposte, accettano spesso le scelte fatte da altri per ragioni di opportunismo o di quieto vivere. Così facendo rinunciano alle proprie idee per abbracciare in modo acritico quelle del capo di turno.

Nel “Libro degli abbracci” Eduardo Galeano così racconta:

In una caserma di Siviglia, al centro del cortile, c’era una panchina. Vicino alla panchina stava sempre un soldato a montare la guardia. Nessuno sapeva perché si facesse la guardia alla panchina. Si faceva perché si faceva, e basta: giorno e notte, tutti i giorni e tutte le notti. L’ordine degli ufficiali si trasmetteva di generazione in generazione e i soldati obbedivano. A nessuno venne mai un dubbio, mai una domanda. Se si faceva così, come si era sempre fatto, un motivo doveva pur esserci.
E la faccenda continuò finché a qualcuno, forse un generale o un colonnello, venne in mente di andare a vedere qual era l’ordine originario. Ci fu da mettere sottosopra gli archivi, ma a forza di rimestare le carte, alla fine si venne a sapere.

Facevano trentun anni, due mesi e quattro giorni da quando un ufficiale aveva piazzato un soldato di guardia alla panchina perché a nessuno capitasse di mettersi a sedere sulla vernice fresca…

I docenti che come bravi soldati obbediscono e presidiano senza discutere le “panchine vuote” della scuola rinunciano di fatto ai propri ideali, abdicano alla  loro nobile missione di educatori, si comportano in modo contrario agli insegnamenti di Don Lorenzo Milani che gridava ai quattro venti che… l’obbedienza non è più una virtù!
“La mia patria sono i poveri, la vostra è solo una scusa” (Don Lorenzo Milani)

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CONCLUSI I CORSI DI FORMAZIONE A.I.M.C. DI LUCCA E PISA

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Nelle giornate di venerdì 26 e sabato 27 maggio 2017 si sono conclusi i corsi di formazione organizzati rispettivamente dall’A.I.M.C. di Lucca e di Pisa.

Il bilancio è stato positivo per l’interesse suscitato tra i docenti prevalentemente della scuola dell’infanzia e primaria.

Negli incontri sono stati discussi e affrontati i seguenti temi:

  • le caratteristiche della scuola inclusiva;
  • le differenze tra individuazione e personalizzazione;
  • l’approccio metacognitivo come pratica didattica;
  • le caratteristiche degli stili di apprendimento e modalità per la loro rilevazione;
  • il funzionamento della mente secondo un approccio fenomenologico;
  • i contenuti disciplinari in rapporto alle operazioni di pensiero;
  • gli alunni B.E.S. (con particolare riferimento ai D.S.A.) con trattazione delle strategie didattiche più efficaci da utilizzare in aula per affrontare le difficoltà di apprendimento;
  • modalità didattiche per una lezione che tenga conto degli alunni in rapporto alla programmazione didattica.

Le problematiche sono state oggetto di ampia e aperta discussione da parte dei corsisti e comunque affrontate nell’ottica dell’insegnare ad apprendere che ha costituito il punto di riferimento del corso stesso.

Un ringraziamento a tutti i partecipanti e in particolare ai Presidenti Fernando Vannucci (A.I.M.C. Lucca), Virginia Pucciarelli (A.I.M.C. Pisa) e Anna Augelli (A.I.M.C. Massa) che ha fornito un valido sostegno morale e psicologico ai relatori.

 

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INCONTRO SULLA LETTURA

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Il 22 maggio nell’Aula Magna dell’I.C. “Alfieri-Bertagnini” laSez. A.I.M.C. di Massa ha organizzato un incontro sulla lettura. Il Presidente Anna Augelli ha presentato le scrittrici Carla Barbara Coppi, autrice del libro di narrativa “Nel giardino dei sogni” (Ed. Nuova Prhomos, 2017) e Iride Pieretti, autrice dell’autobiografia “Vuota il sacco” (Ed. Aletti, 2016).
Le relatrici hanno parlato delle due pubblicazioni che contengono frammenti esistenziali e aspetti della vita interiore. La prima ha utilizzato un taglio psicoanalitico e culturale mentre la seconda si è avvalsa di un’analisi di tipo narrativo e sentimentale. Due visioni diverse di affrontare le angolazioni dell’animo umano filtrato dalle lenti della ragione e del cuore.
Nella seconda parte dell’incontro, la dott.ssa Francesca Alderici (esperta di processi cognitivi nella comprensione del testo) ha spiegato le diverse modalità di lettura: veloce (Skimming), selettiva (Scanning), estensiva (per il piacere di leggere), intensiva (caratteristica del lettore competente). Alcuni consigli didattici sono stati particolarmente apprezzati dagli intervenuti che spesso fanno fatica ad insegnare ai loro alunni le varie modalità di lettura.
L’incontro ha avuto un piacevole epilogo conviviale in una nota pizzeria cittadina.
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PREPARAZIONE AL CONCORSO

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SEDE INAGIBILE!

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“AMBIENTE DI O PER L’APPRENDIMENTO?” di Pietro Sacchelli

https://www.didatticamentalista.com/
http://didatticamentalista.eu/


“Ambiente di apprendimento” e “ambiente per l’apprendimento” hanno significati diversi e rimandano a teorie della mente contrastanti.
Non è mia intenzione soffermarmi sugli aspetti pedagogici ampiamente trattati nei saggi, negli articoli cartacei e on-line e nei corsi di formazione sull’ambiente, ma piuttosto portare l’argomentazione “ab imis” per comprendere l’impianto teorico alla base di queste due espressioni solo apparentemente simili tra loro.
La definizione “ambiente di apprendimento” riconduce principalmente (ma non solo) alla teoria della mente definita “culturalista” ed elaborata dallo psicologo canadese David Olson. Lo studioso, superando l’interpretazione naturalistica e maturazionista piagetiana dell’intelligenza, sostiene che le abilità cognitive sono originate dall’uso dei media nel contesto sociale di appartenenza. L’attività cognitiva pertanto è il risultato dell’incontro tra gli organi naturali (il cervello) e gli strumenti artificiali (oggetti, manufatti didattici, sistemi simbolici e tecnologici) inventati, trasformati e utilizzati nei vari contesti culturali, in primis nella scuola. Per Olson senza “protesi” tecnologiche e simboliche la mente umana sarebbe non solo sottosviluppata ma addirittura inesistente. Lo stesso Bruner, approdato al “culturalismo” agli inizi degli anni novanta, sottolinea che l’intelligenza resterebbe un ventaglio di pure potenzialità biologiche se non venisse attualizzata dalla partecipazione al patrimonio culturale della comunità.
La tesi dello psicologo canadese, già abbozzata nel saggio “Linguaggi, media e processi educativi” (Ed. Loescher, 1979 a cura di C. Pontecorvo), afferma che la scelta di una forma simbolica come la scrittura alfabetica di un medium (ad es. la videoscrittura con il computer) condiziona profondamente il messaggio. Questo vuol dire che i media non sono “trasparenti” e il loro uso determina la forma e il contenuto dei messaggi con cui finiscono per identificarsi. Per Olson le operazioni di pensiero sono “estroflesse” attraverso i media cioè esternate dal soggetto “nell’ambiente di apprendimento”. Tali processi si concretizzano in modo visibile e plastico sulla tela di un dipinto, in un prodotto artistico, sul pentagramma musicale, sul foglio del quaderno, sul monitor del tablet o della LIM. Di conseguenza le “operazioni mentali” non si realizzano nella testa dell’alunno ma diventano atti esecutivi prodotti dai, nei e grazie ai media.
Per i convinti sostenitori della teoria culturalista l’oggetto ingloba il soggetto e di conseguenza l’ambiente di apprendimento assurge per loro a “feticcio” pedagogico su cui concentrare l’intervento educativo al fine di stimolare indirettamente l’alunno sul piano della sua crescita cognitiva e relazionale. Tra il piano oggettivo-culturale e il soggetto viene a crearsi così una sorta di “isomorfismo” di genere e sostanza che apre al principio eliminativista nell’ambito delle teorie della mente e che trova il suo massimo esponente in Giovanni Federico Herbart, successore di Kant nel 1805 sulla cattedra di filosofia di Königsberg.
La reificazione dei media e della dimensione ontica della teoria “culturalista” contrasta con la teoria “fenomenologica” riconducibile al pensiero di E. Husserl e M. Heidegger che assegnano alla coscienza e all’intenzionalità dell’essere umano il compito di rapportarsi alla dimensione fattuale e quindi di interagire in modo attivo e consapevole con la realtà indipendentemente dagli strumenti tecnologici disponibili nel proprio ambiente. Secondo questo impianto teorico la scuola assume la funzione di “palestra” della mente dove rafforzare la dimensione interiore mediante attività disciplinari dirette alla stimolazione della struttura ontologica dell’alunno che è posto al centro di un curricolo definibile personologico e umanista. In questo senso si può parlare di “ambiente per l’apprendimento” cioè predisposto alla promozione delle “operazioni mentali” che non sono affatto estroflesse in modo indotto e spontaneo dall’alunno, ma vengono costruite, alimentate e sviluppate nella mente del soggetto ossia “si incarnano” nella sua persona come ama affermare in modo icastico e incisivo Maurice Merleau-Ponty nel suo saggio “Fenomenologia della percezione”.
Pertanto gli operatori scolastici dovrebbero essere ben consapevoli che dietro l’uso di preposizioni semplici come “di o per” si trovano teorie complesse della mente che talvolta confliggono tra loro e comunque finiscono per influenzare profondamente l’idea di scuola e di curricolo con le conseguenze pedagogico-didattiche dell’esaltazione dell’ambiente di apprendimento o della persona-alunno.
Pietro Sacchelli

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RICORDI di EVENTI PASSATI

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